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Storia

 Il toponimo originario di questo centro è Alessio, perché lo troviamo sempre citato come rus alexi, de rure alessio. Denominazione che dura fino al ‘600 inoltrato, quando muterà in Sant’Alessio. Una modifica sostanzialmente arbitraria, che ha fatto perdere molto probabilmente la motivazione prima del toponimo, dalla quale forse trarre qualche elemento per definire meglio i lineamenti della sua nascita, anch’essa del tutto ignota, come quella di molti centri reggini. 

Filologicamente, quell’“Alessio” potrebbe essere un aggettivo del rus, e qualcosa ciò dovrebbe significare. 
La prevalenza del termine rus è ulteriormente ribadita dall’intitolazione della sua principale entità religiosa. 
La parrocchiale, infatti, agli inizi del ‘500, è Sant’Anna de Rure e perfino quando muterà titolo si chiamerà Santa Maria de Rure; andando indietro nel tempo, pure una precedente chiesa di Sant’Andrea presenta quell’appendice. 
Considerato che a metà del XVI secolo il paese ha già la parrocchiale, la sua fondazione deve risalire ad almeno parecchi decenni prima. 
Anche Sant’Alessio, in età moderna, è un casale della baronia di Calanna e passa con essa da un feudatario all’altro. Dovranno arrivare le leggi di Giuseppe Napoleone e di Gioacchino Murat perché si ponga fine alla feudalità; così il rus, nel 1806, diventa comune autonomo. 
A proposito delle sue istituzioni religiose, la prima testimonianza è legata a quella chiesa, già parrocchiale, intitolata a Sant’Anna, che nel 1561 riporta gravi danni a seguito di una incursione di pirati turchi. Costoro, sbarcati sulla costa di Gallico, si spinsero audacemente fino a Santo Stefano, mettendo a sacco tutto il territorio attraversato. 
Sembra che il Rus Alessio dovette addirittura trasferirsi di sede un po’ più a monte dell’antico sito. 
Una conferma indiretta dei danni subiti dall’edificio sacro viene da un sopralluogo fatto nel paese nel 1595 dall’arcivescovo del tempo, il quale trova una nuova chiesa parrocchiale, intitolata all’Annunciazione della Madonna, mentre quella di Sant’Anna viene classificata “diruta”, pur avendo una rilevante rendita annua. 
Nel 1598, il parroco don Coletta Sartiano fa dipingere un quadro della Salutazione della Vergine al famoso pittore messinese Antonio Catalano detto Il Vecchio. Questi, a lavoro ultimato, vi oppose una provvidenziale annotazione con firma e data; accanto, anche il munifico parroco volle essere ricordato. 
Così, a noi posteri, è stato tramandato il nome dell’autore e quello del committente, diversamente da quanto accade per i tanti quadri cinquecenteschi e secenteschi che spesso anonimamente adornano le chiese.
Le cronache dicono che nel 1767 la chiesa parrocchiale fu ingrandita e abbellita, ma durò solo fino al 1783, quando il primo dei grandi terremoti che ha sconvolto la provincia reggina nell’età contemporanea, la distrusse con tutto il resto del paese. 
Soltanto alla fine dell’‘800 si riuscì a ricostruirla; ma per pochissimi anni ancora, poiché il 28 dicembre 1908, Sant’Alessio fu ancora una volta demolito dalle scosse sismiche, perdendo anche circa 200 suoi cittadini. 
La parrocchiale si sistemò in una baracca, restandovi fino al 1936, anno in cui si è potuto inaugurare il nuovo edificio sacro. 
Nella ricostruzione generale, al paese fu data, sul lato orientale del vecchio insediamento, una dimensione urbana completamente rinnovata, disegnata con logiche moderne di razionalità geometrica, che comprende il palazzo municipale e, che ancora oggi, lo caratterizza. 
Nella storia civile santalessota non manca la partecipazione ai moti risorgimentali. 
Nel 1847 è segnalata la presenza di una trentina di suoi abitanti, allorquando Reggio innalzò la bandiera della rivoluzione e fu soprattutto dai paesi aspromontani che giunsero consistenti aiuti in uomini e mezzi. Ma il tentativo naufragò nel sangue, e chi pagò, a Sant’Alessio, fu il prete Francesco Surace.
Anche l’epopea garibaldina vide i patrioti di Sant’Alessio impegnati a seguire le Camicie Rosse fino a Napoli.

Comune di Sant'Alessio in Aspromonte
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